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Biografia

La grande carriera di Gino Bartali, più vecchio di cinque anni di Fausto Coppi, fu fortemente condizionata dalla seconda guerra mondiale, che sopraggiunse proprio nei suoi anni migliori. Fu lo storico avversario di Fausto Coppi: una rivalità leggendaria che divise l'Italia dell'immediato dopoguerra, anche per le presunte diverse posizioni politiche dei due campioni. Ad immortalare un'intera epoca sportiva - tanto da esser parte ormai dell'immaginario collettivo di tutti gli italiani - la celebre foto che ritrae Gino e Fausto mentre si passano una borraccia durante una salita al Tour de France del '52. Non fu mai rivelato se fu Bartali a dare la bottiglia a Coppi o viceversa, mistero che gli stessi protagonisti contribuirono in un certo qual modo a preservare, sostenendo entrambi di aver aiutato il rivale. Nel film Gino Bartali - L'intramontabile, realizzato dalla RAI nel 2006, è Bartali che passa la borraccia a Coppi. Rimane nella storia del nostro Paese la grandissima vittoria di Bartali al Tour de France del 1948, che contribuì ad allentare la tensione in Italia dopo l'attentato a Togliatti.

 

Gli inizi

Gino Bartali, esordì come dilettante all’inizio degli anni trenta con la società "Aquila Divertente". Nel 1935, ormai pronto per il passaggio al professionismo, si iscrisse alla Milano-Sanremo come indipendente. Dopo aver staccato Learco Guerra, si trovò incredibilmente in testa, ma disturbato ad arte con un'intervista in corsa dal direttore della Gazzetta dello Sport Emilio Colombo, venne ripreso e battuto in volata, arrivando 4°. Ingaggiato dalla scuderia Frejus, corse il suo primo "Giro d'Italia" classificandosi 7° e vincendo una tappa. Concluse la stagione con la vittoria al Criterio di Monitniujch, al Giro dei Paesi Baschi e laureandosi Campione Italiano.

 

La consacrazione (1936-1937)

Il 1936 segna il passaggio alla Legnano di Learco Guerra, il quale, avendo intuito le grandi qualità del nuovo arrivato, si mise al suo servizio come gregario permettendogli il successo alla Corsa rosa di quell'anno che arrivò in modo trionfale, con 3 vittorie di tappa. Pochi giorni dopo, in seguito alla morte del fratello minore Giulio, avvenuta a causa di un incidente in una gara di dilettanti, Bartali pensò seriamente di abbandonare la carriera. Quell'anno si chiuse con la vittoria nel Giro di Lombardia. Nel 1937, capitano della Legnano e ormai numero uno del ciclismo Italiano, vinse il suo secondo Giro d'Italia e fu designato per tentare la conquista del Tour de France, fino ad allora vinto solo due volte da un italiano, Ottavio Bottecchia nel 1924 e 1925. Mentre era ancora in maglia gialla fu costretto al ritiro da una brutta caduta nel Torrente Colau durante la tappa Grenoble-Briançon, a causa delle ferite alle costole e di una grave bronchite.

 

Primo trionfo in Francia e alla "Sanremo" (1938-1939)

Nel 1938 il regime gli impose di saltare il Giro d’Italia per preparare al meglio il Tour de France, nel quale trionfò aggiudicandosi anche due vittorie di tappa.

 

Fu poi nel 1939 che riuscì finalmente a vincere la mitica Milano-Sanremo, mentre perse il "Giro" a favore di Giovanni Valetti, malgrado la vittoria di 4 tappe.

 

Il giro del 1940 e Fausto Coppi

Nel 1940 arrivò il secondo successo alla "Milano-Sanremo" e si preparò per vincere il terzo "Giro d’Italia". Era da poco arrivato nella squadra della "Legnano" un giovane promettente di nome Fausto Coppi, che Bartali stesso aveva voluto come gregario. Nel corso di una tappa in pianura, in ritardo per una foratura, Bartali si fece male cadendo a terra a causa di un cane che gli aveva tagliato la strada proprio mentre stava raggiungendo la testa della corsa. Pavesi, direttore del team, prese la decisione di puntare sul giovane Coppi, meglio piazzato in classifica. All'arrivo della tappa Bartali si complimentò con Coppi e si mise al suo servizio come gregario, proprio come aveva fatto Guerra con lo stesso Bartali nel 1936. Durante una tappa Alpina, Bartali era davanti di poche decine di metri a Coppi, in preda a fortissimi dolori alle gambe, ormai con la classica "cotta". Quando Bartali si accorse che Fausto stava per scendere dalla bici con l'intenzione di ritirarsi dal Giro, tornò indietro, e ricordandogli i sacrifici fatti, riuscì a farlo rimontare in bicicletta, urlandogli: "Coppi sei un acquaiolo! Ricordatelo! Solo un acquaiolo!". Bartali intendeva dire che chi non beveva mai un po' di vino, era un uomo di scarso valore, appunto un acquaiolo. Bartali amava mangiare e bere anche prima delle gare, al contrario di Coppi che stava invece attentissimo alla dieta. Coppi alla fine vinse il "Giro". La corsa, disertata dagli stranieri, terminò il giorno prima dell'entrata in guerra dell'Italia e sancì l'interruzione della carriera per i due campioni.

 

La guerra

Costretto a lavorare come meccanico riparando le ruote delle biciclette, Bartali tra il settembre 1943 e il giugno 1944 si adoperò in favore dei rifugiati ebrei, compiendo numerosi viaggi in bicicletta dalla stazione di Terontola-Cortona fino ad Assisi, nascondendo documenti e foto tessere nei tubi del telaio della bicicletta affinché una stamperia segreta potesse falsificare i documenti necessari alla fuga di ebrei rifugiati.

 

Si dice che in questo modo Bartali riuscì ad aiutare circa 800 ebrei. Ricercato dalla polizia fascista si rifugiò a Città di Castello, dove rimase nascosto da amici e parenti per cinque mesi.

 

Il primo dopoguerra (1945-1947)

Ripresa la carriera nel 1945, il 31enne Bartali era ormai dato per "finito", al contrario di Coppi, più giovane di sei anni, considerato l'astro nascente del ciclismo Italiano (anche se la prigionia durante la guerra gli rese difficile la ripresa). Nel 1946 Bartali trionfò al Giro d'Italia, mentre Coppi passato alla "Bianchi" terminò alle sue spalle con soli 47 secondi di distacco. Non potendo partecipare al "Tour", precluso agli ex belligeranti, Bartali stravinse il Giro della Svizzera. Nel 1947, vinse la Milano-Sanremo ma perse il Giro d'Italia a favore di Coppi, anche a causa di un banale guasto meccanico. Bissò anche il successo al Giro della Svizzera, in quell’epoca il più ricco e prestigioso tra le corse a tappe del dopoguerra.

 

Il trionfo al Tour del 1948

Nel 1948, in difficoltà nella parte iniziale della stagione e attardato per una caduta al "Giro" dove terminò solo 8°, Bartali fu l'unico tra i big a poter rappresentare l'Italia al Tour de France come capitano, visto che Coppi riteneva di non essere pronto e Fiorenzo Magni non era "gradito" ai francesi per ragioni politiche. Con una "squadra da quattro soldi", così come era stata definita, si apprestò al più grande trionfo della carriera. Nonostante la squadra scarsa, l'astio dei francesi nei confronti degli italiani, e l'età (con i suoi 34 anni era più giovane solo del vincitore del Tour del 1937, Roger Lapebie, che terminò poi terzo), entrò definitivamente nella leggenda del Tour. Leggendaria in particolare fu la sua fuga sulle Alpi che gli consentì di vincere la Cannes-Briançon, attraverso il Colle d'Allos il Colle di Vars e il Colle dell'Izoard (dove è ricordato con una stele), recuperando lo svantaggio di oltre venti minuti che lo separava da Louison Bobet. Il giorno successivo bissò la vittoria nella tappa Briançon-Aix-les-Bains, di 263 km, attraverso i colli di Lautaret del Galibier e della Croix de fer, conquistando la maglia gialla. L'impresa di Bartali aiutò a distogliere l'attenzione dell’opinione pubblica dall'attentato a Togliatti, segretario del PCI, che aveva provocato una grande tensione politica e sociale in Italia. Si dice che furono Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti a telefonare allo stesso Bartali per incitarlo, chiedendogli un'impresa epica che potesse rasserenare gli animi. Quell'anno si chiuse con il disastroso Campionato del mondo di ciclismo su strada di Valkenburg in cui lui e Coppi, invece che collaborare, finirono per controllarsi a vicenda e si ritirarono tra la delusione degli immigrati italiani.

 

Gli ultimi anni gloriosi (1949-1954)

Nel 1949 arrivò secondo al Giro d'Italia vinto da Coppi ed aiutò il Fausto nella vittoria al Tour de France, giungendo ancora stesso secondo. Nel 1950 trionfò in una terribile Milano-Sanremo sotto il diluvio, mentre fu costretto al ritiro al Tour che conduceva con Magni, a causa dell'aggressione dei tifosi francesi sul Col d'Auspin. Quarto nei Tour del 1951 e del 1952, corse come "secondo" di Coppi, vinse a 38 anni il suo ultimo grande titolo con il Campionato Italiano. Nel 1953, dopo aver vinto a 39 anni il Giro della Toscana, ebbe un brutto incidente stradale che rischiò di lasciarlo senza la gamba destra a causa della cancrena. Dopo alcuni mesi, però, il grande Gino rientrò in scena alla Milano-Sanremo, dove anche se non ottenne un grande risultato la folla fu comunque tutta per lui. Nel 1954 decise di concludere la sua attività da professionista a Città di Castello, dove aveva passato diversi mesi da sfollato protetto dalla popolazione, correndo in un circuito creato apposta per l'occasione nel 1954.

 

Dopo la fine della carriera sportiva

Nel 1959 ingaggiò nella sua squadra Fausto Coppi, ormai in declino, con l'obiettivo di rilanciarlo. Coppi invitò il suo ex-rivale e ora team-manager nel famoso viaggio in Alto Volta che avrebbe finito per costare la vita al campione piemontese, ma Bartali rinunciò, preferendo passare i momenti liberi da gare con la famiglia, composta dalla amatissima moglie Adriana e da tre figli, Andrea, Luigi e Bianca. Negli anni seguenti Gino diminuì la sua presenza nel mondo del grande ciclismo, criticando sempre, però, i "mali" di questo sport: il doping, la corruzione e gli ingaggi troppo alti. Nel 1991 condusse alcune puntate del TG satirico Striscia la Notizia impiegando una delle sue frasi più celebri "Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare!".

Si è spento per cause naturali il 5 maggio 2000.



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